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PROPOSTA DELL'ANGA: INSERIAMO UN PLAFOND AL BASSO NEI CONTRIBUTI PAC

Agenda 2000 ha dato la possibilita' ai paesi membri di inserire un plafond di contributi CEE per azienda, cioe' di individuare un tetto massimo che limita di fatto l’entita' dei contributi. Naturalmente tutti coloro che hanno a cuore il futuro dell'intero comparto (A.N.G.A., soprattutto) hanno detto un secco no a questo orientamento comunitario in quanto penalizzante soprattutto le aziende piu' produttive ed efficienti. Ed e' proprio per reazione a questo orientamento che l'A.N.G.A. di Pavia ha deciso di lanciare una proposta, forse provocatoria, di modulazione dei contributi PAC. Abbiamo cominciato esaminando la distribuzione delle risorse PAC tra le aziende italiane ed abbiamo scoperto che il 20% delle risorse viene diviso tra 1.120.000 aziende con domande di richiesta di contributo tra i 0 e i 4 milioni. In pratica si tratta di aziende che coltivano meno di 6 ettari di cereali, o 3 ettari oleaginose, a seconda della zona di appartenenza, che si presume non facciano piu' di dieci milioni di fatturato annuo, insomma aziende marginali che costituiscono un caso pił unico che raro nel panorama economico italiano: esercitano un hobby chiamato agricoltura part-time.

Classi di contributo
in milioni
di Lire.

Numero az.  agricole in Italia  a contributo PAC

Totale miliardi di Lire spesi in contributi PAC

Percentuali

       
da 0 a 4

1.129.359

1.320

20,4%

da 4 a 10

219.843

1.370

21%

da 10 a 20

74.595

1.006

15,6%

da 20 a 100

52.345

1.867

28,9%

da 100 in su

4.187

909

14%

DATI TRATTI DALL’AGRISOLE

 

 

 

 

Se a questo aggiungiamo  che l'Italia ha la maglia aziendale tra le piu' spappolate d'Europa, per lo pił con aziende condotte da ultrasessantacinquenni, a noi non e' rimasto che fare la seguente proposta: spostiamo un 20% di risorse PAC per consentire alle micro-aziende una onorevole via d'uscita dal comparto dando maggior spazio ai giovani. Insomma si tratterebbe di fare una sorta di rottamazione (termine oggi di moda) di aziende marginali che non riescono comunque piu' a competere con le altre aziende europee (il doppio di superficie media) e che nel rimanere in attivita' non porterebbero giovamento ne a se stesse ne all'intero comparto. Il tutto a vantaggio delle aziende dei giovani che per altro, secondo una recente indagine, sono gia' il motore dell’agricoltura italiana (producono ben l’80% del PLV agricola, pur essendo il 5% del numero degli addetti); certo, intendiamoci, non proponiamo un esproprio proletario, ma bensi' un incentivo ad affittare a giovani imprenditori terreni che altrimenti giacciono non sfruttati in modo efficace.