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Per
i pavesi "il fiume azzurro" ha sempre avuto un ruolo
fondamentale: l'antica Ticinum, che sorgeva lungo l'asse verticale
del fiume, comunque a pochi chilometri dalla confluenza del
Po, ha legato la propria economia e la propria storia agli
itinerari fluviali. Ancora oggi, benché ormai strade,
autostrade e tangenziali abbiano sostituito l'importanza dei
collegamenti idroviari rimane quel senso di potenza che il
fiume esercita quando impone la propria presenza, e ancora
ci si sente in balia dei suoi capricci. Capita, per esempio,
nei mesi di autunno quando le prime piogge di stagione, solitamente
abbondanti, ne ingrossano il letto: sono molti - in quei casi
- gli sguardi curiosi e inquieti che scrutano il livello del
fiume dai ponti e dalle rive. Si guardano le acque gonfiarsi
temendo che sorpassino gli argini: la memoria ricorda le inondazioni,
quando l'acqua si allunga e sale nelle case, fino ai primi
balconi, nei negozi e nelle cantine. La città perde
la sua fisionomia e si trasforma sotto la distesa d'acqua
e detriti, in una rituale metamorfosi che negli ultimi anni
è sempre più frequente: con un'altra tacca,
non resta che segnare il livello del fiume raggiunto quell'anno,
come ormai succede dal 1951, sulla facciata di Santa Maria
in Betlem, in Borgo.
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