Il
parco del Ticino - La flora e la fauna fluviali
salvaguardate per il nostro benessere
Fiume,
sport e vita - Una e mille sfide, più o meno impari,
tra uomo e acqua, tra acqua e uomo
Naviglio
& Navigli - Quando il fiume è un canale, anzi un sistema idrico per la città
Quando
il fiume comanda - Convivere con la paura...
Storie secolari di odio e amore con
il grande vicino di casa
Che a Milano, a differenza delle più grandi città
europee, manchi un fiume degno di questo nome, è abbastanza
chiaro anche al meno attento dei visitatori. Ma sin dall'antichità
la possibilità di avere a disposizione una rete fluviale
che facilitasse le comunicazioni fu sentita come un'esigenza.
Per ovviare il problema e consentire una via alternativa al
trasporto su strada, allora lentissimo e poco comodo, la Signoria
dei Visconti, nella figura carismatica di Gian Galeazzo, ideò
quella che si può considerare una delle più
ardite opere idriche del paese. La creazione del Naviglio
Grande, più noto come Ticinello, la cui costruzione
ebbe inizio già nel 1177, fu la prima delle grandi
opere che consentirono di collegare, a tappe successive, Locarno
a Milano, Milano a Pavia fino a Venezia e quindi all'Adriatico,
creando un vero e proprio sistema di navigli che garantisse
uno sbocco al mare per la città milanese. I navigli
ancora oggi collegano il Lambro, il Ticino, l'Adda e il Po.
Questa meravigliosa via d'acqua, che fino a sessant'anni fa
era ancora completamente navigabile e fino al 1975 ancora
traversata da barconi destinati al trasporto delle merci,
resta la testimonianza più chiara della florida attività
commerciale già esistente nel Rinascimento nel nord
Italia.
Un'attenzione
particolare va dedicata alla costruzione del Naviglio Pavese
o Navigliaccio. Pensato già nel '200 fu iniziato solo
un secolo dopo e concluso definitivamente in epoca napoleonica
(1831). La prima industrializzazione di Pavia deve molto a questo
progetto. Il Naviglio fu infatti, fino alla costruzione della
ferrovia, la via di scambio privilegiato di molte merci: salivano
a Milano legnami da ardere e da costruzione, sabbia, laterizi,
grano e immancabilmente riso; scendevano invece carbone, calce,
concimi, beole, granito.
Il lungonaviglio
pavese, fino al XIX secolo, ha ospitato quartieri di artigiani
con i loro laboratori collocandosi tra le zone più attive
della città. Ciò che rimane oggi di quell'antica
operosità è l'atmosfera romantica che ci accompagna
passeggiando sotto il portico di Borgo Calvenzano a Pavia fino
alla chiusa sul Ticino; ci trasmette la nostalgia di un ricco
passato che in molti, però, hanno intenzione di recuperare.
Sono numerosi i progetti che vorrebbero restituire al percorso
dei navigli l'antico splendore, riprendendo quei tratti che
sono andati, negli anni, incontro a un lento abbandono e declino
(quasi il 30% dell'intera via).
Per fare questo
sia l'Istituto per i Navigli sia l'Associazione Amici dei Navigli
hanno dato vita a momenti di promozione e divulgazione storica,
mostre, esposizioni e fiere, sperando che nel restituire alla
memoria immagini antiche si riesca a ricreare lo stesso entusiasmo
che tanti anni fa condusse alla progettazione e alla realizzazione
di questi veri e propri fiumi artificiali.