
Distese
di acqua interrotta solo da argini, rogge, canali e limitate dai
pioppi: specchi di azzurro che riflettono il cielo e nelle giornate
più serene il profilo delle Alpi; oppure macchie rosa e arancio
come il sole che tramonta all’orizzonte sul mare interrotto
della pianura: le risaie. E’ allora che sappiamo di essere
in primavera quando, sul terreno preparato nei mesi invernali, scivolerà
l’acqua lenta, che procedendo di livello in livello riempirà
ad una ad una le risaie.
È questo il paesaggio tipico della pianura pavese, disegnata
così dala sua coltivazione più importante: la risicultura.
Già dalla stagione fredda, il risicoltore rinforza gli argini
e i canali, livella le “camere”, gli appezzamenti che
dividono le risaie; prepara il terreno attraverso l’aratura
prima e la concimazione poi, portando in superficie le zolle più
fertili preparandole a nutrire la pianta.

Ma prima che la risaia sia sommersa, bisogna ancora erpicare, ridurre
di volume le zolle che accoglieranno meglio il seme. A proteggerlo
dagli sbalzi termici poi arriva l’acqua che, in otto giorni,
lo fa gonfiare trasformandolo in radichetta. La risaia allora viene
prosciugata e di nuovo irrigata: cresce la pianticella, verde smeraldo
prima, fino ad innalzarsi nel corso dell’estate, alta e dorata,
pronta alla mietitura.
Pianta graminacea come il frumento, il riso comprende due sottospecie:
la Japonica, riconoscibile per il granello tondeggiante, più
comune in Italia, e l’Indica, affusolata e lunga diffusa soprattutto
nel Sud est asiatico.

Da queste due grandi famiglie deriva il riso che ogni giorno portiamo
in tavola: il Carnaroli, l’Arborio, il Vialone Nano, il Ribe,
ideali per i risotti; Il Baldo, per le insalate, il Thaibonnet e
il Basmati, più profumati, adatti per i contorni. Ma il riso
che si coglie è solo ancora risone: un chicco grezzo, ricoperto
da una superficie legnosa, la lolla. Saranno le operazioni di sbramatura,
la separazione della lolla dal chicco e della raffinazione o sbiancatura
che ci concederanno quel chicco
bianco che così bene conosciamo.