La
sintesi di arte, fede e mistero

C'è
chi dice che solo l'armonia delle cose abbia un senso, che
la vita dell'uomo è ricerca di equilibrio e ordine.
La Certosa di Pavia è un esempio di come armonia equilibrio
e ordine convivano in un'opera magistrale, voluta da un uomo
che forse in quei principi credeva fermamente. La prima pietra
fu posata infatti da Gian Galeazzo Visconti, il Conte di Virtù,
nel 1396: doveva essere il mausoleo per se e la sua famiglia
(come è dimostrato dalla presenza del suo monumento
funebre), e la costruzione dell'ala principale richiese circa
mezzo secolo. Altri duecento anni furono poi necessari per
completare il monumento come lo conosciamo oggi: alla chiesa,
dedicata alla Madonna delle Grazie, furono successivamente
aggiunti i due chiostri, il palazzo Ducale le corti di servizio
e una vasta area di terreno circostante.
Oggi, chi si avvicina alla Certosa non potrà non notare
l'inevitabile e originale sovrapposizione di stili - gotico,
rinascimentale, barocco - una stupenda sintesi di quattrocento
anni di storia dell'arte lombarda. Il lavoro che negli anni
vide alternarsi le mani sapienti di artisti e architetti,
a tutt'oggi, ci è testimoniato dalle magnifiche navate,
dalle pavimentazioni, dalle decorazioni che costituiscono
l'anima di questo complesso monumentale. I medaglioni e le
colonne della facciata, il portale d'ingresso, i pilastri,
le volte a crociera e gli affreschi delle cappelle laterali
sono una mirabile prova dell'eccellenza artistica che lavorò
alla realizzazione di quest'opera di valore. Percorrendo poi,
al di fuori della chiesa, la via dei chiostri, sotto le arcate
decorate in cotto, possiamo immaginarci, nel silenzio e nella
preghiera, il lento passare dei Certosini che qui avevano
le loro celle. A questo luogo di ritiro, rapito al tempo,
appartengono leggende e storie che ne accrescono il mistero
e la suggestione: si dice infatti che esista tra il castello
Visconteo e la Certosa un collegamento sotterraneo, dove la
leggenda vuole che si celi il tesoro dell'antipapa Alessandro
V, già arcivescovo di Milano nel XIV secolo.

Benché del tunnel, nonostante le ricerche, non si sia
trovata traccia, l'ipotesi dell'esistenza di tale collegamento
sembra piuttosto plausibile: è storia infatti che Gian
Galeazzo Visconti avesse concepito una via di fuga che gli
permettesse di allontanarsi dal Castello nel caso di un attacco
nemico.
Un'altra storia è giunta fino a noi protetta dalle
pareti di questo luogo sacro: è una ricetta, di quella
che forse è la specialità più conosciuta
di Pavia - la Torta Paradiso. Si narra infatti di un frate
erborista che allontanandosi spesso dal monastero in ricerca
delle sue erbe mediche, giunse a Parona, dove una giovane
sposa gli concesse la preziosa ricetta. Scoperte le sue frequenti
fughe, il priore segregò il frate dentro le mura della
Certosa. Abbandonata a quel punto la rischiosa passione per
le erbe, il frate si dedicò completamente alla preparazione
della torta. Gli ospiti del monastero apprezzarono a tal punto
la delicatezza e la leggerezza di questo dolce tanto da intitolarlo
al Paradiso.