Tipicamente a tavola
Cosa cucina la tradizione, portata
dopo portata
Uno per tutti
L'ingrediente più rappresentativo
zona per zona :
- L'oca della Lomellina
- Le rane del Pavese
- La selvaggina dell'Oltrepo
Tutto
il buono della provincia
I prodotti tipici, le specialità gastronomiche,
i freschi e i conservati, i salati e i dolci...
Dove
mangiare
Tutti i ristoranti della provincia di Pavia:
soluzioni per tutti i gusti e tutti i costi
Biologico
è bello
La diffusione-record delle colture biologiche
fra salutismo e riscoperta di antichi valori
L'oro
bianco della pianura
Il riso: oltre 1.300 tonnellate ogni anno
per i mille usi di cereale versatile
Il
Grana Padano
Ventiquattro mesi di stagionatura:
i tempi lunghi dei sapori che restano
Il
salame di Varzi
Dal XII secolo la lavorazione antica
delle carni di maiale
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L'oca della Lomellina
L'abbiamo
scritto e ripetuto: la prima, importante particolarità
delle terre che costituiscono la provincia di Pavia sta
nella loro varietà.
La cucina della Lomellina, partendo da questo presupposto,
certo non potrebbe limitarsi ad un unico ingrediente, per
quanto caratteristico o originale; esiste, però,
una pennuta e preziosa componente del ricettario di questa
terra: l'oca, da cinquecento anni felice residente del Mortarese,
è riverita più del manzo e più apprezzata
del maiale e da sola, se sicuramente non lo esaurisce, certo
introduce l'argomento "cucina in Lomellina".
L'oca, più precisamente il petto, il fegato, la coscia
della pennuta (e mi perdonino gli animalisti) regalano ricette
luculliane e menu appetitosi che soddisfano anche i palati
più esigenti. Se il fois gras è una squisita
prelibatezza di cui si vantano i francesi, il nostro fegato
grasso - leccornia superba - non è certo da meno.
Dall'antipasto al secondo, l'oca impegna le portate in un
succedersi di pietanze che non deludono mai; dai salumi,
in cui spiccano il salame e il prosciutto, al fegato grasso
al torcione con pane di riso si conferma l'intuizione di
chi in Lomellina abitava già nel 1200 e che vide
nella carne dell'oca la valida alternativa all'allora più
prezioso, e quindi più caro, maiale.
Le rane del pavese
Verrebbe spontaneo, e non a torto, associare al territorio
del Pavese la cultura del riso: il paesaggio, omogeneo e
artificiale, che le risaie contribuiscono a creare non mente
a proposito della principale caratteristica di questa terra.
Esiste però un abitante delle risaie, un tempo altrettanto
diffuso quasi quanto i chicchi di riso: la rana. Per chi
vive tra le risaie le rane sono da sempre fonte di proteine,
d'estate e in autunno; fin dall'antichità ebbero
un posto privilegiato nella cultura popolare che attribuiva
alle rane proprietà terapeutiche e curative: per
questo il brodo di rana, la cui carne è tenera e
molto digeribile, veniva consigliato alle donne che avevano
appena partorito o a chi soffriva di stomaco. Oggi la rana
è un ingrediente prezioso di ricette fantasiose anche
se meno popolari - il moderno senso comune digerisce difficilmente
l'idea di ingoiare delle rane - ed è comunque ancora
facile in questi luoghi gustare il risotto con le rane,
o le rane in guazzetto, rane fritte e minestre di rana.
Per chi dovesse avere ancora qualche dubbio sulla possibilità
di riuscire mai a sgranocchiare un ossicino di rana, vi
consoli l'idea che in vendita si trovano già spellate
e pronte per essere cucinate: vi risparmia il giro in notturna
tra le risaie della Pianura Padana.
La selvaggina dell'Oltrepo
Lo
scrisse per primo Gianni Brera, che parlando della sua terra,
raccontò l'Oltrepo partendo proprio dalla coincidenza
più evidente: la forma a grappolo d'uva di questo
angolo di provincia che tende al mare. L'Oltrepo è
terra di vino, vigneti e colline, da sempre, già
dai romani che per primi lo coltivarono. E se è vero
che, citando sempre il celebre giornalista, in Oltrepo "il
vino è vino", possiamo sicuramente affermare
che non è solo questo.
Dovessimo scegliere un ingrediente significativo per la
cucina oltrepadana daremmo preferenza alla selvaggina: lepri,
fagiani, cinghiali. I ragù e i brasati, i salami
o gli arrosti, accompagnati dalla polenta o dalla peverada,
che in autunno rinnovano le specialità dei ristoranti
in collina, sono la massima espressione della lavorazione
di queste carni. La selvaggina è forse, assieme al
vino, l'elemento più presente sulle tavole dell'Oltrepo
dai secoli passati: le nobili famiglie feudali, che nel
medioevo si contendevano il dominio di queste terre, celebravano
le loro vittorie pasteggiando con carne di selvaggina, abbondante
allora nei boschi di querce e faggi, e vino proveniente
dai loro domini. Perché la tradizione si rinnovi
oggi vi proponiamo di sedervi a tavola, di fronte ad un
profumato piatto di lepre e polenta, gustandovi lentamente
un buon bicchiere di Barbera fermo: le stesse colline, lo
stesso menu, lo stesso vino.
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