Visioni distorte dall’afa
Il caldo - si sa - gioca brutti scherzi; la calura addirittura rischia di mandarti in ospedale: questo si sa è l’effetto “canicola d’agosto” sulle persone, se non fosse che ogni anno assistiamo sorprendentemente ad a un improbabile dilatazione dell’afa al tubo catodico (passatemi il riferimento alla preistoria tecnologica per definire la televisione) con conseguenze deleterie sul sistema tv e sui nostri neuroni, come se 260 giorni all’anno già non bastassero.
La programmazione estiva della televisione italiana è un omaggio a tutti i generi dalla seria B alla categoria dilettanti allo sbaraglio, che speravamo si fosse esaurita con l’ultimo decennio del secolo scorso, e che invece inspiegabilmente si rinnova in reality girati in casa, show serali in cui è ancora valido la combinazione mortificatrice al femminile dove devi essere nuda per essere inquadrata, palcoscenici riguadagnati da pseudo vip raccattati dagli scarti annuali, che impomatati, si giocano il cinque minuti di celebrità di una share ormai inesistente. In compenso il contenitore pubblicitario più ambito dai media planner, nonostante sia incalzato da Internet, non è in crisi: le aziende investono nel marketing televisivo, convinti che sia il veicolo più mirato per raggiungere il grande pubblico. Un target che a detta dei soliti ben informati vuole proprio quel tipo di televisione. Ma ne siamo così sicuri? Per sfatare il mito dello spettatore che si accontenta, permetteteci un consiglio: spegniamo il televisore, stacchiamolo dalla spina senza neanche correre il rischio che il led luminoso rimanga in stand by e si sommi in bolletta, dimentichiamocelo, soprammobile in salotto, gingillo in cucina, nascosto dai parei lanciati dalla valigia dell’ultima partenza in camera da letto.
Ignoriamolo volontariamente e vedrete, magicamente, almeno per l’estate, scomparirà dalle nostre vite. Lasciandoci finalmente liberi di pensare.