Le DOC Sono 16 i nomi che significano
eccellenza: sinonimo di una qualità...
L’Oltrepò Pavese vitivinicolo si identifica nelle colline appenniniche della porzione più meridionale della provincia di Pavia che si incunea tra l’Emilia e il Piemonte quasi fino ad arrivare al Mar Ligure. La zona è attraversata dal 45° parallelo ed è costituita per la maggior parte da terreno calcareo marmoso dell’Eocene. La sua superficie è prevalentemente collinare, eccetto la fascia litoranea del fiume Po. Dalla pianura costiera del Po, le colline salgono gradatamente verso Sud sino a raggiungere i 1700 metri di altitudine del primo Appennino. Formano il territorio quattro valli principali che prendono il nome da altrettanti corsi d’acqua. Si tratta, da est a ovest, dei torrenti Versa, Scuropasso, Coppa e del fiume Staffora, che attraversa la città di Voghera, il centro abitato più popoloso della zona. La varietà del territorio, la vicinanza al mare e la presenza di torrenti e fiumi influiscenotevolmente sul clima, di tipo temperato e in genere mite, pur presentando ottime escursioni tra la notte e il giorno soprattutto nel periodo estivo.
Abitato sin dalla Preistoria, l’Oltrepò Pavese ospitò tribù di Galli e Liguri sino alla conquista romana. La vicinanza a Pavia lo pose in contatto con il Regno dei Longobardi che scelsero proprio Pavia come loro capitale. Nel Medioevo e nell’Età Moderna, il territorio fu teatro di scontri fra varie famiglie nobiliari, essendo terra di confine e punto nevralgico di controllo dei commerci. Testimoniano quel periodo numerosi castelli, quali il castello di Zavattarello e di Oramala. Nel 1741 l’Oltrepò entrò a far parte del Regno di Sardegna e per questo definito Antico Piemonte. L’Oltrepò è una zona vocata per eccellenza alla produzione di uva e di vino: infatti la sua storia viticola ha un passato di almeno 2000 anni. Le zone morfologiche che caratterizzano l’Oltrepò sono sostanzialmente due: i terreni della zona collinare bassa, costituiti da rocce sedimentarie marine, con una rilevante componente argillosa, e quelle più alte di origine gessosa, entrambi comunque perfetti per estrinsecare al meglio le caratteristiche tipologiche dei diversi vini bianchi, spumanti e dei vini rossi che vi si producono.
La superficie a vite di 13.269 ettari, su un totale regionale di 24.000, rappresenta circa il 55% della superficie vitata della Lombardia. Se il calcolo è fatto sulla superficie iscritta alla D.O. la percentuale di rappresentatività della D.O. “Oltrepò Pavese” (11.102 ettari) rispetto alle altre D.O. lombarde (15.843 ettari) sale a oltre il 70%. Con i 600.000 hl di vino DOC + DOCG, a cui si aggiungono oltre 300.000 hl di vino a I.G.T., prodotto mediamente ogni anno, l’Oltrepò, con i suoi 42 Comuni tutti situati in zona collinare, costituisce la terza area DOC più importante d’Italia, dopo il Chianti e l’Asti.
La DOC comprende un numero significativo di tipologie di vino: dal tradizionale Bonarda, ottenuto con uve Croatina, ad altri rossi storici quali il Buttafuoco, il Sangue di Giuda, il Rosso e il Rosso riserva costituiti da uvaggi di Croatina, Barbera e altri vitigni locali quali Uva Rara e Vespolina; dai bianchi tradizionali quali il Riesling o l’aromatico Moscato. Ma sicuramente da sempre un ruolo centrale è quello del Pinot nero, vitigno complesso e versatile che trova nell’Oltrepò una zona di eccellenza di particolare vocazione nelle sue tipologie più aristocratiche: rosso e nobili spumanti per la DOCG Oltrepò Metodo Classico.