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Vino e
letteratura
"il vino sa rivestire la più sordida stamberga di un lusso miracoloso, e fa sorgere più d'un portico favoloso nell'oro del suo vapore rosso, come un sole che tramonta in un cielo nuvoloso"
Scriveva
così Beaudelaire ne “Le poison”: ma è solo una
delle innumerevoli citazioni letterarie che riguardano il vino
e che percorrono la storia della letteratura mondiale, dal testo
sacro della Bibbia, fino a Bukowski, passando per Platone, Omero,
Leopardi, Neruda… La lista potrebbe continuare interminabile,
senza avvicinarsi mai ai confini di una così secolare
passione per il nettare di Bacco. Leggendo di vino e letteratura
si scoprono i limiti umani, ci si trova dinnanzi alla ricerca
continua, infinita, dell'uomo che sfugge, sebbene temporaneamente,
alla tristezza e alla ristrettezza della vita. Tutti coloro
che hanno scritto di vino, da quelli che nell'ebbrezza si sarebbero
persi, a quelli che avrebbero voluto goderne (D'Annunzio, il
poeta de “Il piacere”, ha voluto il caso che fosse astemio),
hanno scritto di gioia e piacere, ma anche di profonda malinconia.
Tutti coloro che l'hanno bevuto potrebbero scriverne, ma resteremmo
meravigliati dall'utilizzo di parole contraddittorie, di massimo
piacere o di massimo odio.
Perché è sicuramente vero come diceva ancora Beaudelaire che “ il vino è come l'uomo: non sai mai fino a che punto possa essere stimabile e fino a quale possa essere disprezzabile” : certo è che se i primi bicchieri di un buon vino sciolgono il ghiaccio, alleggeriscono la mente, aprono al dialogo, dando brio alle serate in compagnia, è vero anche che eccessive quantità di vino favoriscono l'ira, il furore, la violenza e poi il sonno, annebbiando il corpo e la mente. A noi piace pensare al vino quello buono, al bere bene; ci piace pensare al vino quello amico, allegro che rende spensierate le serate, indimenticabili le cene e come la Tosca ci sentiamo di dire " Dio creò diverse beltà e vini diversi, io vò gustar quanto più posso dell'opra divina"